Ricerca — Tommaso Curatella
Quando si parla di avanguardia viene naturale immaginare qualcosa di estremo — una forma o un'immagine che colpisce subito. Il mio lavoro parte da un'idea diversa: che la forma più autentica di avanguardia non sia un'estetica, ma un modo di lavorare.
A differenza dell'avanguardia artistica, che storicamente si proponeva di rivoluzionare il linguaggio dell'arte e il suo rapporto con la società, l'avanguardia nella moda tende a vivere nel progetto e nel processo più che nell'immagine finale. Nei designer a cui guardo, l'innovazione non sta nella forma del capo in sé, ma nel modo in cui viene pensato, costruito e realizzato.
Tre riferimenti
Paul Harnden
Sarto inglese che lavora tra Londra e la Spagna, Paul Harnden costruisce la sua pratica su una ricerca lenta e manuale, lontana dai ritmi industriali e dalle logiche del sistema moda.
Carol Christian Poell
Designer austriaco con base a Milano, Carol Christian Poell porta avanti un'indagine estrema sul corpo, mettendo continuamente in discussione il rapporto tra anatomia, costruzione del capo e processo produttivo.
Maurizio Altieri — Carpe Diem
Con il progetto Carpe Diem, Maurizio Altieri lavora tra l'Italia e l'Europa dell'Est su un metodo fondato su cartamodelli in un unico pezzo, una lavorazione meticolosa e un'attenzione quasi ossessiva al modo in cui le cose vengono realmente fatte.
La ricetta
Da questi tre percorsi non ho preso uno stile, ma un modo di pensare il progetto: la ricetta. Non una formula rigida da seguire alla lettera, ma una sequenza di passaggi che guida il lavoro senza costringerlo. Partendo dalla ricetta come dispositivo progettuale, ho individuato un insieme di elementi che definiscono il metodo costruttivo della collezione.
Il costume storico come sistema aperto
La ricerca si sviluppa su due livelli paralleli: da un lato lo studio dei metodi di questi designer; dall'altro l'analisi del costume storico che a sua volta li aveva ispirati. Mi concentro sulla rielaborazione di quel costume — cercando di comprenderne la costruzione originale per poi tradurla su un corpo contemporaneo, non per riprodurre fedelmente le silhouette del passato, ma per estrarne i principi e trasformarli in qualcosa di nuovo.
Il costume, qui, non è qualcosa di cristallizzato nel tempo, nostalgico o puramente citazionista, ma un sistema aperto — qualcosa che si può scomporre, reinterpretare e ricostruire, mantenendo intatta la sua capacità di continuare a trasformarsi.
Le avanguardie belga, londinese e giapponese
L'indagine d'archivio guarda all'avanguardia della moda, con particolare attenzione alla stagione successiva all'ondata dell'iper-minimalismo, e alle avanguardie belga, londinese e giapponese. Questi riferimenti danno forma a una pratica attenta alla costruzione rituale del capo, lontana dalle logiche delle tendenze e più vicina a un'idea dell'abito come oggetto di pensiero.
L'avanguardia che mi interessa non vive nell'aspetto finale del capo, ma nel modo in cui viene pensato, costruito e trasformato — un'attitudine che tratta il passato non come un archivio da conservare, ma come materia viva, capace di generare nuove forme e nuove letture del presente.