Quando si parla di avanguardia viene naturale immaginare qualcosa di estremo — una forma o un'immagine che colpisce subito. Questo progetto parte da un'idea diversa: che la forma più autentica di avanguardia non sia un'estetica, ma un modo di lavorare. Da qui è nata la mia collezione di laurea.

A differenza dell'avanguardia artistica, che storicamente si proponeva di rivoluzionare il linguaggio dell'arte e il suo rapporto con la società, l'avanguardia nella moda tende a vivere nel progetto e nel processo più che nell'immagine finale. Nei designer a cui ho guardato, l'innovazione non sta nella forma del capo in sé, ma nel modo in cui viene pensato, costruito e realizzato.

Questa riflessione nasce dall'osservazione di tre figure che considero fondamentali. Paul Harnden, sarto inglese che lavora tra Londra e la Spagna, costruisce la sua pratica su una ricerca lenta e manuale, lontana dai ritmi industriali e dalle logiche del sistema moda. Carol Christian Poell, designer austriaco con base a Milano, porta avanti un'indagine estrema sul corpo, mettendo continuamente in discussione il rapporto tra anatomia, costruzione del capo e processo produttivo. Maurizio Altieri, con il progetto Carpe Diem, lavora tra l'Italia e l'Europa dell'Est su un metodo fondato su cartamodelli in un unico pezzo, una lavorazione meticolosa e un'attenzione quasi ossessiva al modo in cui le cose vengono realmente fatte.

Da questi tre percorsi non ho preso uno stile, ma un modo di pensare il progetto: la ricetta. Non una formula rigida da seguire alla lettera, ma una sequenza di passaggi che guida il lavoro senza costringerlo.

La ricerca si è sviluppata su due livelli paralleli: da un lato lo studio dei metodi di questi designer; dall'altro l'analisi del costume storico che a sua volta li aveva ispirati. Mi sono concentrato sulla rielaborazione di quel costume — cercando di comprenderne la costruzione originale per poi tradurla su un corpo contemporaneo, non per riprodurre fedelmente le silhouette del passato, ma per estrarne i principi e trasformarli in qualcosa di nuovo.

Da qui nasce l'idea centrale della collezione: il costume non come qualcosa di cristallizzato nel tempo, nostalgico o puramente citazionista, ma come un sistema aperto — qualcosa che si può scomporre, reinterpretare e ricostruire, mantenendo intatta la sua capacità di continuare a trasformarsi.

In questo senso, l'avanguardia che mi interessa non vive nell'aspetto finale del capo, ma nel modo in cui viene pensato, costruito e trasformato. È un'attitudine che tratta il passato non come un archivio da conservare, ma come materia viva, capace di generare nuove forme e nuove letture del presente.

Designer
Tommaso Curatella
Styling
Viola Barletti
Modella
Nika
Make-up artist
Gaia Castrone
Fotografia
Viola Barletti

Capi

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Designer
Tommaso Curatella
Make up
Gaia Castrone
Styling
Viola Barletti
Regia
Ludovico Succio

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